♻ Porcellio de’ Pandoni (c. 1405 – c. 1486)

(a presentation by Antonietta Iacono, Università  di Napoli “Federico II”)

La vicenda culturale di Porcelio de’ Pandoni nell’arco di quasi sessant’anni toccò le corti d’Italia più famose e rappresentative del nuovo milieu culturale, Roma, Milano, Rimini, Napoli, Urbino. Calata nella dialettica della committenza e della ricerca di mecenati, la variegata produzione del Pandoni riuscì comunque a recepire e ad esprimere idee e fermenti della cultura umanistica, sicchè a ragione è stato definito umanista controverso e polemico, ma anche testimone privilegiato della cultura quattrocentesca (Cappelli 2010: 148).

La vasta produzione comprende epigrammi, satire, poemi storico-celebrativi, opere storiografiche, trattatelli a contenuto numismatico o linguistico, ci è pervenuta quasi interamente in forma manoscritta, spesso in codici pregevoli per scrittura e fattura, destinati ad essere dono ed omaggio al principe, al signore, al patrono di turno. In generale, della ricchissima produzione del Pandoni ben poco è agevolmente fruibile. Ad esempio, del filone dei pometti a carattere storico-encomiastico di questo poeta si può leggere a stampa il Triumphus Alfonsi Regis, che, composto tra il 1443 ed il 1445, fu edito, non senza mende da Nociti (1895); mentre del poema intitolato Bellum Thebanorum cum Telebois, sulla guerra tra Amfitrione, re di Tebe, e Ptelera, re dei Teleboi, si leggono ampi stralci nella biografia del Frittelli (1900: 93-103).

alfonso-624x415(Napoli, Castello Nuovo. Trionfo del Re Alfonso. Wikimedia Commons)

Ancora il poemetto Admirabile convivium ad divinam Leonoram Ferdinandi regis filiam a divo Petro Cardinali scribitur (1473), composto in occasione del banchetto che il cardinale Pietro Riario diede in onore di Eleonora d’Aragona, allorchè nel giugno del 1473 la principessa passava per Roma per andare sposa a Ferrara di Ercole d’Este, è stato pubblicato secondo la redazione del ms. BAV, Urb. Lat. 707, cc. 1v-14v (Corvisieri 1878,1887; Di Meo 2014).

Restano ancora inediti:

  • il poema Feltria, composto tra il 1460-1461 ed il 1475 per celebrare le imprese di Federico da Montefeltro, nonostante gli studi preparatori di Carnevali
  • il poema De proelio apud Troiam Apuliae urbem confecto a divo Ferdinando rege Siciliae, composto tra il 1465 ed il 1466 per Ferrante d’Aragona (Tateo 1990: 223-256; Ferraù 2001: 91; Iacono 2011: 268-290), si legge in BAV, Ottob. Lat. 1999, cc. 1r-23r, e BAV, Vat. Lat. 2856, cc. 1r-20v
  • il poemetto intitolato Bos prodigiosus, indirizzato a Martino V, si legge in BNCF, C S J IX 10, cc. 22v-26r;
  • e la Vita militaris Iacobi Piccinini, poemetto che riassume le imprese del Piccinino fino al 1453, si legge in Chiari [Brescia], Biblioteca Morcelliana, 4, cc. 89r-99r.

picin-300x300(Medaglia di Iacopo Piccinino. Wikimedia commons)

La vasta documentazione manoscritta a nostra disposizione ci permette, però, di entrare nello scrittoio del Pandoni e di documentare le modalità  della sua scrittura poetica, le prassi di rielaborazione e di riuso di versi e di intere opere in funzione di nuovi contesti, come di nuovi destinatari.

  1. riutilizzo della stessa opera per dedicatari diversi

Così, ad esempio, il Bellum Thebanorum cum Telebois, la cui prima redazione è databile intorno al 1432, fu sottoposto da parte del suo autore ad una serie di riutilizzi, dal momento che fu indirizzato a Leonello d’Este nel 1450, poi a Francesco Sforza intorno al 1456, e ancora nel 1456 inviato ad Alfonso con la richiesta di poter far ritorno a Napoli (Cappelli 1997: 99-100, 107-108).

  1. riutilizzo dello stesso carme con diversi destinatari e aggiustamento di alcuni versi in funzione del nuovo dedicatario

La prassi del riutilizzo di versi già  composti dovette essere una consuetudine di questo poeta: in taluni casi la documentazione manoscritta ci mette dinanzi a redazioni in cui il passaggio da un dedicatario all’altro lascia tracce all’interno del carme. Così, ad esempio, nel codice Berlin, Staatsbibliothek, ms. Lat. qu. 390, alle cc. 43r-44r=B si legge una Laus **** (inc. Iam mea Pegaseae rediere in carmina vires), che si ritrova nei seguenti codici: Firenze, Biblioteca Nazionale Centro, Fondo Conventi Soppressi, J IX 10, 139r-140r; Città  del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 707, cc. 39v-40r=U; Napoli, Biblioteca Nazionale, V. E. 58, cc. 102r-103r=A . Nel corso del carme (secondo la redazione AFB) si legge chiaramente il nome di Ferrante d’Aragona (vv. 7-8: Phoebe pater, iam sume lyram et depone sagittas, /  Ad don Ferdini carmina sume lyram) ; nella redazione documentata dal codice U il carme è dedicato ad un puer Anguiger, dunque, ad un giovane membro della famiglia Sforza-Visconti, da identificare in Galeazzo Visconti (vv. 7-8: Phoebe pater, iam sume lyram et depone sagittas, / Ad Galeaci divi carmina sume lyram)

  1. riutilizzo di attacchi per componimenti diversi

Un esempio di tale tipologia di riutilizzo è rappresentato dall’attacco Salve honor o iuvenum quos nostra haec parturit aetas che si legge in B, 12r-v sine titulo; ed in F, 100 sotto il titolo Ad Ludovicum Narniensem], e si ritrova in U, 43r-44r nel carme per Sigismondo Brandolino militi aurato et adulescenti eburneo.

  1. riutilizzo di versi

Un altro caso interessante di riutilizzo di versi di trova nei due poemetti ‘aragonesi’ del Pandoni, il Triumphus Alfonsi regis, composto tra il 1443 ed il 1444 per Alfonso il Magnanimo, ed il De proelio apud Troiam composto tra il 1465 ed il 1466 per Ferrante. In questo caso il poeta riutilizza (con particolare funzioni celebrative) per l’entrata trionfale di Ferrante in Napoli ampie lacinie di versi del Triumphus, ed in particolare della porzione del poemetto in cui aveva descritto l’entrata trionfale in Napoli di Alfonso il Magnanimo (Iacono 2011):

Triumphus Alfonsi regis vv. 354-383 (cfr. Nociti, Il trionfo di Alfonso, pp. XXXVII-XXXVIII)

Nox erat atque hominum somnus impresserat artus
In qua vis regione poli, sed laeta triumphis
Parthenope excubias colit immunesque sopores.
Incendunt urbem percisis robore silvis

Et facibus vincunt atram funalia noctem,
Quum etiam si quando alia sua lumina utrinque
Effundunt poli, si quando lucidus aether
Ante fuit, si quando atris sine nubibus aër
Lunaque si quando praefulsit clara sereno
Lumine, nunc omnes effundunt sidera vires,
Decertant splendore faces et candida coeli
Lumina luminibus respondent, sidera terris;
Laetitia ingenti et flammarum ardore novarum
Aspirant flammis aurae ventique secundi.
Namque ferunt crebras Zephyri super astra favillas
.
Ardescunt urbes, ardescunt oppida et arces
Innumerae, ardescunt repleto in litore classes.
Certe erat et curvo coelo superisque timendum
Ne ruat et totus neve exardesceret axis
.
Ah, nimium delecte Deo, tibi militat omnis
Flamma, poli terraeque favent et numina ponti!

De proelio apud Troiam vv. 748-779
Interea Hesperio Titan revolutus ab orbe
Tendit ad antipodas cum surgunt sidera coelo,
Candida cumque soror iam plenis cornibus errat.
At iam somnus iners hominum compresserat artus
Et crepitans lenis spirabat ventus Eoo
Per pontum, colles et agros, sed laeta tropheis
Parthenope excubias celebrat nec lumina claudit.
Incendunt urbem praecisis robore silvis
Impositisque cadis iamdudum nectare plenis
Exaugent flammas totamque vagantur in urbem
Cum facibus: vincunt atram funalia noctem.
Quin etiam, si quando alias sua lumina utrinque
Fudit uterque polus, si quando lucidus aether
Ante fuit, si quando atris sine nubibus aer
Plenaque si quando fulsit Latona sereno

Lumine, nunc omnes effundunt sidera vires.
Decertant splendore faces et candida coeli
Lumina luminibus respondent sidera terris:
Laetitia ingenti et flammarum ardore novarum
Aspirant flammis aurae ventique secundi.
Namque ferunt crebras Zephyri super astra favillas.
Aenea mille boant tormenta et sidera pulsant,
Respondent turres, respondet vocibus echo.
Ardescunt urbes positaeque in montibus arces,
Innumerae ardescunt repleto in litore classes.
Certe erat et curvo caelo superisque timendum
Ne ruat et totus neve exardesceret axis.

Bibliografia

Cappelli 2010 = Guido Maria C., L’Umanesimo italiano. Da Petrarca a Valla, Roma, Carocci.

Corvisieri 1878-1887: Giuseppe C. Il trionfo romano di Eleonora d’Aragona, «Archivio Storico della Società  Romana di Storia Patria», 1, 1878, pp. 475-491; 10, 1887, pp. 629-687.

Di Meo 2014 = Anna di M., Un poco noto componimento di Porcelio de’ Pandoni e la celebrazione del Cardinale Pietro Riario nel contesto letterario della Roma quattrocentesca, «Studi Rinascimentali», 12, pp. 25-42.

Ferraù 2011: Giacomo F., Il tessitore di Antequera. Storiografia umanistica meridionale, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medioevo.

Frittelli 1900 = Ugo F., Giannantonio de’ Pandoni detto il Porcellio, Firenze, Paravia.

Iacono 2011 = Ead., Epica e strategie celebrative nel ‘De proelio apud Troiam’ di Porcelio de’ Pandoni, in La battaglia nel Rinascimento meridionale, a cura di Giancarlo Abbamonte, Roma, Viella, pp. 268-90.

Nociti 1895 = Vincenzo N., Il trionfo di Alfonso I d’Aragona cantato da Porcellio, Rossano, Tip. di Angelo Palazzi.

Pandoni 2004 = Id., Il ‘De vita servanda a regum liberis’, a cura di Guido Maria Cappelli, in «Letteratura Italiana Antica», v, pp. 211-26.

Tateo 1990 = Francesco T., La rievocazione di Troia nella provincia napoletana, in Id., I miti della storiografia umanistica, Roma, Bulzoni, pp. 223-56.